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Laylas
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« Reply #92 on: June 18, 2007, 05:12:11 pm » |
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Uhm si, direi che la continuità nello scrivere non è proprio il mio forte u.u"
Riassunto: Il giovane Laylas, deciso ad intraprendere la lunga strada del paladino, viene chiamato a continuare il lavoro dell’assassinato padre, ovvero entrare in possesso dei tre cristalli dell’equilibrio, di cui due sono ora in possesso di un misterioso figuro. I tre cristalli, che doneranno pace se separati e guerra se riuniti, sembra siano stati portati nei dintorni del grande vulcano “ifrit”, cosi l’elfo ed i suoi compagni di viaggio (il freddo e risoluto mago rosso Delahedril, la frizzante Luluchan, l’apprendista mago nero Azatot, e la paladina della luce Rikkuchan) si apprestano ad arrivarvici tramite l’airship, che diverrà in seguito luogo di un ardito scontro.
“Fratello… Fratello, dove sei?” chiamava una voce candida e pura, quasi come fuoriuscita dal sole stesso, poiché portava con essa tutte le qualità dell’astro splendente. Non vi era sfondo, non vi era paesaggio, solamente uno sfocato e dimenticato biancastro che si differenziava dall’immagine principale: Una bambina vestita di azzurro. La fanciulla era di nobili lineamenti, sicuramente elfici, riconoscibili dalle inconfondibili orecchie appuntite ed altissimi zigomi, che risultavano comunque dolci e gentili nell’armonia del suo viso. Indossava un’azzurra veste, colma di merletti e rifiniture d’orate e abbottonata al centro. Ci vollero alcuni istanti all’elfo per riconoscere l’immagine di sua sorella, che era li, e lo chiamava con delicata insistenza. La fanciulla, dopo aver ripetuto la stessa frase, fece per avvicinarsi, confondendo le eleganti scarpette bianche con lo spettrale ambiente circostante, terrificante per la sua indifferenza nascosta nel pallido manto. Il cuore dell’elfo cominciò a palpitare, era ora fisso con lo sguardo sulla bambina che si stava sempre più avvicinando, riuscendo solamente in quello, rimanere fermo a guardare, senza poter far nulla quasi come immobilizzato, ma immobilizzato dove? a terra? seduto? Non riusciva nemmeno a definirsi, tanto era disorientato ed allibito. La dolce figura arrivò quindi ad un passo da lui, sorrise poi in modo tenero con un pizzico di speranza, prima con gli occhi poi con le labbra, per dire in seguito: “L’ora è ancora molto lontana, il tuo posto non è qui con me”. Il ragazzo non capì ad un primo impatto la frase della bambina che in seguito si rivelò sua sorella, e rimase immobilizzato nella sua indefinita posizione fino a che la fanciulla non gli tese una mano, poi si svegliò. Gli occhi si aprirono di soprassalto, d’un primo momento sembravano terrorizzati per diventare poi sorpresi dopo aver ristabilito il contatto con la realtà: Il ragazzo focalizzò per primo l’immagine di una ragazza, che adagiata sulle ginocchia premeva una mano sulla sua fronte, -Rikkuchan, sicuramente lei”- pensò immediatamente il ragazzo fissando gli inconfondibili occhi della fanciulla, occhi risplendenti di luce propria, capaci di brillare anche in una notte priva di stelle e luna, occhi incantevoli. In seguito tutto il mondo esterno cominciò a prendere forma, dall’azzurro e limpido cielo alle goffe e vaporose nuvole, dal duro pontile squarciato in più punti alla vela fiammeggiante dell’albero maestro, che ancora impavido teneva la sua eretta e fiera posizione. “Lay… Lay stai bene?” chiese la ragazza, che aveva ora tolto la mano dalla fronte dell’elfo, “…D-dove siamo?” chiese esitante e balbettante il ragazzo, aveva la gola chiusa, quasi irritata, che lasciava uscire solo un soffocato mormorio. “Non lo so precisamente, direi, a giudicare dalla vegetazione, che siamo piombati nel bel mezzo della Jungla, ma si sa quanto essa sia sconfinata in questa regione… Potremmo essere nei dintorni di Kazham come potremmo essere alle pendici del grande vulcano” rispose Rikkuchan, che dopo aver smesso di fissare il ragazzo per accertarsi che stesse bene, si mise seduta incrociando le gambe portando indietro le braccia per tenersi. L’elfo quindi si alzò sulle braccia, portandosi poi la mano in testa e chiudendo gli occhi dal dolore, doveva aver ricevuto qualche trauma durante lo schianto dell’aeromobile, in seguito si guardò intorno; Solo vegetazione, una fitta vegetazione occupava interamente lo sguardo del ragazzo, imponenti fusti d’albero esotici abbracciati da numerose piante rampicanti e funghi si innalzavano fino a toccare l’azzurro cielo, mentre la terra era dominata da erbacce di svariato tipo, dalle più comuni alle più strane, solo un timido e definito fiumiciattolo osava spezzare il verde. “Gli altri dove sono?!” chiese allarmato il paladino voltandosi di scatto verso la ragazza, che abbassando lo sguardo a terra si chiuse in un’espressione sconsolata prima di rispondere “Non saprei, appena ho ripreso conoscenza mi sono guardata intorno ed ho visto te, cosi mi ti sono seduta vicino nella speranza che ti svegliassi”. Udita la risposta della ragazza Laylas, inasprendo lo sguardo si voltò verso la direzione opposta, sbuffando come per stizza, ma nel girasi non trovò solamente sfogo alla delusione, incrociò lo sguardo con una figura effimera, che in un battito di palpebre si era dileguata; Una visione talmente fugace da non permettere di identificare neppure la sua natura, sia essa umana o animale. Il ragazzo si rizzò immediatamente in posizione eretta, sfoderando la lucente lama che scintillava agli incostanti raggi del sole, filtrati e spezzettati dalle piante. Rikkuchan voltò in un primo istante lo sguardo verso l’elfo, poi nell’attimo immediatamente successivo lo indirizzò verso i fitti e crespi cespugli che avevano catturato l’attenzione del compagno. “Cos’hai visto?” chiese con tono ansioso e preoccupato la giovane fanciulla, in piedi ora anch’essa che seppur mostrando uno sguardo allarmato lasciava filtrare anche una leggera nota di curiosità, “Un’ombra fugace, nulla più” rispose in un secondo momento l’elfo, che tendeva ora le orecchie e lo sguardo verso il verde muro. Il tutto si risolse in pochi secondi, l’ora materializzata sagoma di un goblin si lanciava verso i due giovani, presi di stupore ma pur sempre con le armi puntate, che alla fine si rivelarono inutili; Un lampo di magia rossastra, proveniente dal nulla, si andò ad infrangere contro il goblin in una piccola esplosione fiammeggiante, che fece piombare il minuto individuo a terra, nei pressi del piccolo fiumiciattolo. “Vedo che incominciate ad entrare nella trama del combattimento” disse poi una voce proveniente dalla sinistra dei due giovani, che si ovviamente si voltarono riconoscendo il familiare volto del mago rosso.
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