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Laylas
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« Reply #85 on: January 23, 2007, 08:23:24 pm » |
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L'atto conclusivo dello scontro
Il mago rosso evitò il fendente con un leggero quanto deciso movimento alla sua destra, mantenendo un’innata postura e spontaneità nei movimenti che la stirpe elica da sempre possiede. D’altra parte, l’abile guerriero argentato sembrava continuare quasi una danza, un imperterrito martellamento di lame che per quanto potessero sembrare delicate nel loro avanzare, conservavano una letalità che non avrebbe fallito al primo bersaglio andato a segno. “Rispondi, non sei un tipo avventato, per quale motivo intendi seguire la via di questi stolti? Ti rendi perfettamente conto che non avete alcuna possibilità d’innanzi all’organizzazione ed oltretutto non intendi demordere” disse il guerriero, riassestatosi nella sua solita posizione di guardia con le due piccole daghe incrociate d’innanzi al petto, “Ti basti sapere che ho un debito d’onore con una certa persona, debito che intendo saldare con la sua prole” rispose prontamente Delahedril, che accennava ora un respiro sostenuto, un leggero fiatone che faceva ondulare il lungo stocco da lui impugnato. “Capisco… Il ragazzo quindi, il famoso figlio di Beenhor l’imparziale” commentò l’avversario, mentre faceva comparire un ghigno in viso alla vista del leggero affaticamento del mago rosso. “Onore, virtù che tu non sei mai riuscito a comprendere” concluse l’elfo, che con un balzo audace quanto avventato, piombò sul guerriero facendolo arretrare di qualche passo. Le lame suonarono al loro scontrarsi, il sibillino placò il leggero ululare del vento, ma fu subito coperto dalla tagliente e beffarda voce del ninja, che avvicinando le proprie labbra all’orecchio del mago rosso, disse “Hai fatto il tuo tempo Delahedril l’impassibile, i campi elisi reclamano la tua anima”. Laylas placò l’affannoso respiro, almeno questa volta la volontà dell’elfo ebbe la meglio sugli eventi che sembravano portarlo ad una triste fine, e cercando di focalizzare lo sguardo sulla figura sbiadita, continuava a ripetersi in testa –Principessa? Non ci sono principesse a bordo… Rikkuchan? Sarebbe lei la principessa? Oppure la barda Luluchan?-. Il losco figuro incappucciato intanto, appena finita di pronunciare la frase, impose la mano rivolgendo il corpo verso la fanciulla, che non perse tempo rispondendo al futuro attacco preparando un’innaturale luce violastra. La ragazza sembrava assorbire luminosità nel palmo della sua mano, sottraendola all’etere, rendendo opaca l’aria che circolava vicino a lei. Dopo alcuni secondi, un’intensa sfera bluastra splendeva galleggiando freneticamente a pochi centimetri dalla mano imposta dell’evocatrice, che presentando uno sguardo serio ed impassibile fissava il nero stregone, calmo, immobile nella posizione presa, ed in attesa di qualcosa di imminente. Nell’istante seguente il lampo si liberò dall’ostacolo immaginario che lo tratteneva ancora dal suo bersaglio, ed in un momento colpì con violenza il petto dell’incantatore, che si perse nel bagliore procurato dall’esplosione. Laylas assistette all’intera scena, con un qualcosa di strano, inspiegabile che andava sempre più risvegliandosi dentro di lui, una sensazione di rigenerazione, di risveglio dall’assopimento in cui era perso alcuni secondi prima, le stesse primordiali emozioni che provò quel giorno nel deserto. Dopo alcuni secondi, l’accecante luce si disperse, lasciando il posto ad un graduale ritorno dell’opaco sole pomeridiano, seguito da una strana cantilena, una melodia quasi impercettibile. Rikkuchan sembrava ora esausta, completamente consumata dal violento incantesimo lanciato, ed ansimava vistosamente, alzando ed abbassando le spalle ad un ritmo sostenuto.Ma era ancora li, retto e sicuro, lo stregone conservava ancora la posa di lancio assunta, con l’intero palmo sinistro aperto verso la ragazza, che non occultò lo stupore nel vederlo non solo ancora in piedi, ma senza aver apparentemente subito alcun danno. “Mia povera… principessa... troppo giovane per…. un tale compito… Bhe, morirai… avvolta nella tua bellezza” Disse l’incantatore, che alcuni istanti dopo fece partire un immediato lampo di un intenso rosso verso la ragazza, che sgranando gli occhi si riparò come meglio poteva, portando le braccia a copertura del viso. Non ci fu alcun bagliore stavolta, l’incantesimo ebbe l’effetto di scagliare a terra Rikkuchan, apparentemente priva di sensi ma senza vistosi segni in corpo. “Ancora non… è morta… conservava ancora… potenza in lei… ma non lo considero… un problema… mi occuperò dopo… di lei” commentò l’incappucciato, che concludendo bisbigliando la frase voltò il suo sguardo verso l’ormai spacciato paladino, ma con suo enorme stupore non vide nulla se non il nudo pontile. Lo stregone non nascose la meraviglia, e prese a girare freneticamente la testa nella speranza di individuare l’elfo, che sembrava scomparso, una leggera bruciatura nerastra occupava ora il suo posto sul pontile. Solamente il tintinnio della veloce lama fece voltare lo stregone al suo fianco sinistro, ma era ormai troppo tardi per accorgersene, un fendente lo prese in pieno facendolo piombare a terra pesantemente. Laylas sentiva in se lo stesso vigore, la stessa forza estranea, la stessa energia innaturale che lo avevano posseduto nel deserto, ma questa volta vi era una significativa variante, era completamente cosciente di se stesso; Agiva, pensava, si comportava come sempre avrebbe fatto. In un attimo cosi si elevò da terra, con incredibile facilità, ed in un impercettibile istante corse fino a Rikkuchan per farla cadere a terra, facendole evitare il lampo rossastro lanciato nel medesimo tempo dallo stregone, e spiccò infine un balzo che lo portò alle spalle di quest’ultimo, tutto in un battito di palpebre. Vedendo lo stregone sorpreso, caricò il colpo e colpì violentemente il fianco sinistro dell’incantatore, che nulla potè fare se non cadere a terra. “Se credi di… stupirmi ragazzo mio… erri e non di poco… questi colpi non… possono ferirmi” disse il vecchio sogghignando ancora steso a terra, che ora accennava, aiutandosi con le braccia spinte verso il pontile, ad alzarsi. L’elfo soffermava ancora lo sguardo sulla nera figura, ed irrazionalmente, anche se sicuro che non avrebbe provocato alcun effetto all’avversario, preparava ancora una volta un colpo, portando indietro il busto e stringendo con le mani l’impugnatura della spada. Lo stregone stava ora in piedi, e Laylas sferrò un fendente verticale che avrebbe dovuto colpire la tempia del nemico, ma come previsto dal ragazzo fu tutto invano, poiché il vecchio fermò riparandosi con il braccio piegato il colpo che ad altri sarebbe risultato letale, per poi alzare lo sguardo e pronunciarsi: “Ed ora… anche la forza… residua da paladino… che possiedi verrà… meno facendoti perire”. Lo stregone portò il dito indice alla fronte dell’elfo, che con sguardo ammutolito e terrorizzato non accennava a lasciare l’impugnatura della lama appoggiata al braccio sinistro del vecchio. Un ghigno si mostrò sull’inespressivo volto dell’incantatore, volto che non sembrava lasciare spazio alla manifestazione di alcuna emozione per la sua freddezza. Ma proprio nell’istante in cui la vita dell’elfo sembrava giunta al termine, un violento colpo stordì lo stregone, che piegò immediatamente la testa avanzando di qualche passo, e finendo al fianco destro dell’elfo che alzò immediatamente lo sguardo vedendo il mago nero, Azatot, affiancato dalla barda Luluchan che teneva in mano una strana arpa. L’umano fece un vistoso cenno all’elfo, indicandogli con lo sguardo il vecchio stregone che si stava in quel momento riprendendo, e Laylas, senza esitare un solo istante, spiccò un balzo in verticale e, ruotando il corpo verso la nera figura, affondò la lama nella schiena dell’incantatore, facendolo piombare nuovamente a terra. –Tutto inutile, si alzerà di nuovo come è successo prima, stiamo solamente tardando la nostra morte- pensò il ragazzo respirando affannosamente e poggiando lo sguardo allo stregone, che stava per l’appunto riprendendosi. –Finita, è davvero finita- si disse l’elfo, quando ad un tratto vide la figura del giovane mago nero accostarsi come un lampo a quella dello stregone. “Tutto inutile… State tardando… la vostra imminente… fine” ripeteva il vecchio con voce beffarda e tagliente, fredda come la nuda roccia in una notte d’inverno “Finiamola… qui”. “La nostra fine si dimostra invece più lontana di quanto tu creda” affermò Azatot, che stupendo il vecchio quando stava voltandosi verso di loro, impose la sua mano destra supportata all’altezza del gomito da quella sinistra, e nel giro di pochi e brevi istanti fece partire una forte ondata di vento, che partita dai suoi piedi e dopo averlo attraversato per il corpo, ora esplodeva nel palmo della sua mano.
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